“CON LA MIA PRIMA LIU’ HO SORPRESO E’ STATA UN’EMOZIONE

Ha ottenuto un successo personalissimo, Amarilli Nizza, alla prima recita di Turandot. La sua Liù è stata accolta da diversi consensi del pubblico. il tutto con un fragoroso e ripetuto calpestio della platea.

“Sono ancora emozionata di questo tributo che mi è stato riservato>>, ci ha confessato, al termine dello spettacolo,  anche per il taglio deciso e diverso, certamente più partecipe  e drammatico, che ho dato al personaggio.” Un taglio diverso dalla tradizione, che forse avrà sorpreso più di una persona. Ma mi son limitata a interpretarlo solo come l’ha scritto Puccini. Poteva essere un rischio, ma l’ho voluto correre lo stesso.

Amarilli TgCom

Amarilli Nizza, lei è ormai una presenza fissa per le stagioni areniane e tutti ne ammirano la caparbia e la serietà professionale.

Festeggio con questo debutto in Turandot, il mio nono anno consecutivo di collaborazione  con l’Arena, che è iniziata nel 2003 con la trasferta a Cipro per la Tosca e proseguita nel 2004 per un’altra Tosca al Filarmonico.

Da allora, ad ogni estate, sono in Arena sopratutto per Aida, che ha un riscontro sempre eccezionale di spettatori, sia per quella di Zeffirelli, che per quella storica del 1913, e quella degli elefanti appesi di Solari. Perfino con l’Aida blu di Pizzi portata in tournée in Grecia. Al Filarmonico sono stata in una divertente Vedova Allegra, in Manon Lescaut, con la regia di Vick e ultimamente anche in Pagliacci di Zeffirelli.

Verona come una nuova Patria?

Qui a Verona è come venire a casa. Conosco tutti, sono in un bel teatro, in una città stupenda, che si rende conto della mia presenza. Non potrei augurarmi cose migliori.

Una splendida parte, questa Liù. Ci voleva per completare il suo repertorio pucciniano.

Un ruolo chiave per eccellenza della produzione piccinina, che racchiude un po’ tutte le sue belle eroine e che fa da alter ego a questa crudele Turandot. Liù è la luce, l’amore pure, il sacrificio, la forza: in definitiva tutte le tematiche pucciniane, in un’opera piena di simboli, di significati nascosti. E’ stato emozionante debuttarla proprio qui in questo straordinario allestimento.

Che è abbastanza complicato per i tanti personaggi in scena…

“Ma quanti saremmo stati?”, mi sono chiesta. Spesso ho cercato di contarci tutti, ma ogni volta ne saltavano fuori di nuovi: ballerini, mimi, acrobati, maschere. Pareva una scena surreale, anche per questo contrasto tra la notte e l’alba, la luce e l’oscurità, molto evidenziata. Questo dualismo che Puccini prova a sottolineare di continuo è incredibile. Liù sintetizza tutta la sua sensibilità.

Sembra un personaggio banale invece è profondissimo. E’ colei che fa riflettere e risveglia tutti in scena: un piccolo grillo parlante, una vera essenza dell’animo umano. Il personaggio meno favolistica di tutti, ma il più umano. Puccini è dibattuto quando deve concludere la sua ultima creazione. il vero finale è lì: quando Liù muore. E’ molto commovente questo modo registico  di chiudere con sei persone che la portano via morta e il vecchio padre Timur che la tiene per mano: momenti molto toccanti e molto veri, se prevalesse l’umano sulla favola.

 

Parlavamo di una sua lettura fedele alla partitura…

C’è tanto dietro questa Liù che non può essere buttato. meritano una grande riflessione certi piani scritti da Puccini, certi forti, cosa vogliono dire certe sfumature, certi legati. Sono tante le sue indicazioni che devono essere seguite e a cui la tradizione ci ha disabituato. Invece rispettandole ne escono fuori fraseggi molto più profondi, ricchi di significati nuovi. Io sono un po’ ossessiva e cerco di fare attenzione anche alla virgola. “L’amerai anche tu”, dice per esempio Liù a Turandot.
Non c’è un filato. Lei è solo arrabbiata, disperata. E’ interessantissimo farla sentire come è scritta, con tutto l’impeto.
Tenteremo di dire qualcosa di diverso, magari senza dire altro di nuovo>>.

Gianni Villani

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